La storia ha inizio nel 1873 da un’intuizione del Cavalier Ferruccio Marchi, appassionato di chimica, che seppe vedere la possibilità di adoperare le ossa di animali, a quel tempo usate dai falegnami per ricavarne la colla, per estrapolare un prodotto chimico.

Scoprì che trattando le ossa di animali con l’olio di vetriolo, ossia con l’acido solforico, potevano diventare fosfati monocalcici o perfosfati, ottimi fertilizzanti.

Questa è la storia di un uomo che con molto coraggio decise di sfidare le perplessità dei suoi compaesani pesciatini, e che da solo investendo i pochissimi averi (la leggenda narra che mise in vendita persino la catenina d’oro della moglie) si lanciò nell’impresa.

L’azienda Marchi nasce quindi ufficialmente nel 1873 a Pescia e per molto tempo, partendo proprio dalle sue origini, verrà soprannominata La fabbrica dell’ossi.

Nel giro di pochi anni l’attività cresce notevolmente e si amplia con la produzione di perfosfato minerale, ottenuto attraverso il trattamento delle fosforiti con acido solforico.

A fronte di questo forte sviluppo, lo stabilimento di Pescia appare inadeguato a causa della sua posizione geografica, lontana da Livorno dove sbarcano i materiali necessari per gestire tutta la produzione, ma è importante ricordare che fu lo stabilimento pilota che servì da modello e guida per gli impianti futuri.

Nel 1899 apre lo stabilimento di Marano Veneziano per la produzione di fertilizzanti chimici.

La scelta della collocazione geografica è determinata sia dalla facilità di approvvigionamento delle materie prime mediante ferrovia e canali navigabili, sia dalla vicinanza di grandi aree agricole di consumo.

Questo stabilimento è un esempio eccellente di architettura industriale sin dalla fine dell’Ottocento. L’impianto e la geometria della struttura, creati su misura per le esigenze di un certo tipo di produzione, hanno subito ristrutturazione e adeguamenti significativi pur sempre rispettosi e in armonia con l’originale impianto base. Nello stabilimento di Marano vengono utilizzate le migliori conoscenze tecnologiche del momento arricchite dall’esperienza maturata nello stabilimento di Pescia; sorge così un impianto per la produzione di acido solforico con il sistema delle “camere a piombo” e un impianto di produzione del superfosfato minerale.

Il vero cambiamento arriva nel 1910, quando la famiglia acquisisce la miniera di Ravi, ricca di giacimenti di pirite, che all’epoca era la materia prima essenziale per la produzione di acido solforico. Questa scelta, che permette di procurarsi direttamente l’acido solforico, si dimostrerà assolutamente vincente e permetterà all’azienda di crescere sempre più.

Nel 1923 apre lo stabilimento di Livorno per la produzione di acido solforico e perfosfato minerale.

Durante la guerra le fabbriche vengono distrutte, ma i Marchi le ricostruiscono in tempi brevi.

Nel frattempo i figli di Ferruccio, Carlo e Giulio, si affiancano al padre nella conduzione dell’azienda, dandogli una connotazione sempre più moderna e aperta alle richieste specifiche del mercato dei fertilizzanti.

Nel 1970 viene chiuso lo stabilimento di Pescia e dopo due anni, nel 1972, viene chiuso anche lo stabilimento di Livorno. Da quel momento, l’attività chimica dei Marchi si concentra nello stabilimento di Marano.